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PRIMIERO SAN MARTINO DI CASTROZZA

 Trento, Trentino-Alto Adige Südtirol
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Stemma di Primiero San Martino di Castrozza
Alla scoperta di Primiero San Martino di Castrozza

Centro turistico immerso in un incontaminato scenario alpino, Primiero San Martino di Castrozza è una meta ideale in tutte le stagioni per immergersi nella natura all'insegna del relax, dello sport e del turismo slow. Nello straordinario patrimonio ambientale e sullo sfondo delle maestose cime delle Pale di San Martino - Patrimonio Naturale dell'Umanità -, il comune è composto da cinque località: San Martino di Castrozza, Fiera di Primiero, Transacqua, Tonadico e Siror. Ai piedi del gruppo delle Pale, a 1.450 metri di altezza, San Martino di Castrozza è la principale stazione turistica e dispone di numerosi impianti in quota per praticare qualsiasi sport, d'inverno come d'estate, tra sci, ciaspole, nordic walking, bike, passeggiate con guide alpine e molto altro. San Martino di Castrozza è inoltre collegato a Siror dalla nuova ciclopedonale con itinerari alla portata di tutti e anche per i biker più esperti, fino a Passo Rolle. Fiera di Primiero, invece, è un piccolo borgo nato nel Quattrocento che conserva diversi edifici religiosi, tra cui la chiesa della Madonna dell'Assunta, la chiesetta di San Martino e la chiesa della Madonna dell'Aiuto. Il panorama alpino si gode al meglio nelle frazioni di Pieve e Ormanico, in località Transacqua, mentre quelle di Fol e Forno preservano testimonianze di antiche produzioni: mulini, fucine, segherie e l'antica ferrarezza con il forno fusorio del ferro. La località di Tonadico è rinomata come "paese pinacoteca": la sua particolarità, infatti, risiede nelle pitture murali e nelle immagini sacre che, appartenenti a epoche diverse, ancora oggi abbelliscono le facciate dei suoi edifici. Immerse nella natura attorno al borgo, si possono ammirare anche le rovine del Castel di Pietra e, su un colle, la piccola chiesa di San Vittore. Centro animato da un ricco calendario di eventi food

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Stemma di Primiero San Martino di Castrozza
Alla scoperta di
Primiero San Martino di Castrozza

Centro turistico immerso in un incontaminato scenario alpino, Primiero San Martino di Castrozza è una meta ideale in tutte le stagioni per immergersi nella natura all'insegna del relax, dello sport e del turismo slow. Nello straordinario patrimonio ambientale e sullo sfondo delle maestose cime delle Pale di San Martino - Patrimonio Naturale dell'Umanità -, il comune è composto da cinque località: San Martino di Castrozza, Fiera di Primiero, Transacqua, Tonadico e Siror. Ai piedi del gruppo delle Pale, a 1.450 metri di altezza, San Martino di Castrozza è la principale stazione turistica e dispone di numerosi impianti in quota per praticare qualsiasi sport, d'inverno come d'estate, tra sci, ciaspole, nordic walking, bike, passeggiate con guide alpine e molto altro. San Martino di Castrozza è inoltre collegato a Siror dalla nuova ciclopedonale con itinerari alla portata di tutti e anche per i biker più esperti, fino a Passo Rolle. Fiera di Primiero, invece, è un piccolo borgo nato nel Quattrocento che conserva diversi edifici religiosi, tra cui la chiesa della Madonna dell'Assunta, la chiesetta di San Martino e la chiesa della Madonna dell'Aiuto. Il panorama alpino si gode al meglio nelle frazioni di Pieve e Ormanico, in località Transacqua, mentre quelle di Fol e Forno preservano testimonianze di antiche produzioni: mulini, fucine, segherie e l'antica ferrarezza con il forno fusorio del ferro. La località di Tonadico è rinomata come "paese pinacoteca": la sua particolarità, infatti, risiede nelle pitture murali e nelle immagini sacre che, appartenenti a epoche diverse, ancora oggi abbelliscono le facciate dei suoi edifici. Immerse nella natura attorno al borgo, si possono ammirare anche le rovine del Castel di Pietra e, su un colle, la piccola chiesa di San Vittore. Centro animato da un ricco calendario di eventi food

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Informazioni su Primiero San Martino di Castrozza

Regione

Trentino-Alto Adige Südtirol

Provincia

Trento (TN)

Abitanti

5385

Altitudine

m. 710 s.l.m.

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Punti di interesse

Teatro De La Sena
Teatro De La Sena

Il Teatro de la Sena, cioe "della Scena", di Feltre, è un teatro di rilevanza storico-artistica collocato all'interno del Palazzo della Ragione. Nato principalmente come salone per le riunioni del Maggior Consiglio, nel 1684 venne adibito a teatro pubblico. Tra il 1802 e il 1810 venne ristrutturato dall'architetto veneziano Giannantonio Selva e successivamente decorato dal pittore e scenografo Tranquillo Orsi. Durante il Carnevale del 1730 il drammaturgo veneziano Carlo Goldoni vi debuttò con le sue prime opere comiche Il buon padre (andata perduta) e La cantatrice. Il Teatro de la Sena è conosciuto anche con l'appellativo di "Piccola Fenice".

Teatro Storico


Chiesa Di San Simon
Chiesa Di San Simon

Caratterizzata da due accessi in corrispondenza dei due piani del sagrato, una vista a capanna, un rosone quadrilobato e un campanile costruito in tre fasi distinte, la Chiesa di San Simon ha origini antiche. Una leggenda racconta infatti che un soldato di nome Celentone costruì un oratorio dedicato ai SS Simone e Giuda Taddeso, e da quel momento in poi iniziò a diffondersi il Cristianesimo nella Val Biois. Tuttavia, la prima testimonianza dell’esistenza del luogo di culto, come per molti edifici sacri della provincia, si trova in una bolla di Papa Lucio III del 1185. L’aula è interamente decorata da un ciclo di affreschi del 1549, opera di Paris Bordone. che illustrano, tra luminose incorniciature, il “sacro racconto” raffigurando i Santi Simone e Pietro, Barbara ma anche il Padre Eterno e la Natività, dando luogo ad un armonioso e continuativo affresco che si estende lungo le pareti. Sempre all’interno del presbiterio merita un cenno anche il polittico realizzato dall’artista bellunese Matteo Cesa, costituito da quattro tavole che illustrano da sinistra a destra i santi: Valentino, Antonio Abate, Margherita e un frate che probabilmente raffigura Filippo Benizi Nelle pareti esterne dell’oratorio della Confraternita dei Battuti si può osservare, infine, un affresco risalente al XVII secolo il cui tema riprende quello di una pala attribuito ad un autore ignoto, ma probabilmente appartenente alla bottega di Francesco Frigimelica “Il Vecchio”, che si trova all’interno del piccolo oratorio. L’affresco raffigura la Madonna affiancata tra due santi in un atteggiamento di protezione nei confronti dei Battuti.

Monumento Nazionale


Monte Fontana Secca
Monte Fontana Secca

Monte Fontana Secca è un’area di 150 ettari di bosco e pascolo d’alta quota particolarmente importante dal punto di vista storico perché scenario di una tragica battaglia durante la Prima Guerra Mondiale (22 novembre 1917) - come attestano documenti storici e reperti bellici ancora emergenti dal terreno - che vide gli Austriaci occupare la vetta e costruire trincee, ben visibili lungo la mulattiera che costeggia il crinale, e la prima linea italiana arretrare verso valle con numerose perdite umane. Area di alto valore naturalistico è soggetta a vincolo paesaggistico e tutelato nell’ambito della rete ecologica Natura 2000 dell’Unione Europea, che ha riconosciuto l’area quale Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) nell’ambito del Massiccio del Monte Grappa. La malga Fontana Secca a quota 1461 m. è un tipico esempio di alpeggio legato all’antica usanza della transumanza, ovvero della migrazione stagionale delle mandrie e dei pastori dalle stalle di fondo valle o di pianura ai pascoli di montagna. Qui pascolavano le vacche Burline, una razza bovina in via di estinzione legata a due prodotti tradizionali del Grappa: i formaggi Morlacco e Bastardo. Negli ultimi trent’anni i pascoli di Fontana Secca sono stati progressivamente abbandonati, e gli edifici si trovano oggi in condizioni di avanzato degrado. Grazie alla donazione dei fratelli Collavo nel 2014, il FAI sta lavorando concretamente per raggiungere un ambìto obiettivo: tutelare e promuovere i valori ecologici, storici e culturali di questo straordinario esempio di paesaggio alpino. Il progetto di recupero paesaggistico-ambientale prevede infatti la riattivazione dell’alpeggio con la riqualificazione dei pascoli e delle aree forestali. Inoltre, la Malga Fontana Secca, ospiterà le attività tradizionali dell’alpeggio (allevamento stagionale di bovini e produzione casearia) e diventerà un fondamentale punto di sosta per gli escursionisti che percorrono l’Alta via degli Eroi, offrendo servizi essenziali di accoglienza e bivacco.

Fai


Le Dolomiti
Le Dolomiti

Lo scenario dolomitico è il risultato della particolare storia geologica di questa regione montuosa. Nelle Dolomiti si trovano associati, infatti, due tipi di rocce, quella dolomitica e quella vulcanica, che normalmente non lo sono perché derivano da processi e da ambienti totalmente diversi. La roccia dolomitica è molto più resistente agli agenti della degradazione meteorica (sole, pioggia, gelo, scorrimento delle acque) rispetto alle rocce vulcaniche, le quali si alterano e infrolliscono facilmente. Risulta che i pallidi e torreggianti picchi dolomitici si trovano vicino o emergono dalle verdi valli e dai dolci pendii, dove invece stanno le scure rocce di origine vulcanica. Le Dolomiti prendono il nome dal naturalista francese Déodat de Dolomieu (1750-1801) che per primo studiò il particolare tipo di roccia predominante nella regione, battezzata in suo onore dolomia (carbonato doppio di calcio e magnesio). La dolomia e quasi tutte le rocce che affiorano nella zona dolomitica si sono formate in fondo al mare durante quello che viene chiamato “processo litogenetico” (o della formazione delle rocce). Ben diverso è il “processo orogenetico”, in cui si ha la formazione delle montagne e che, nel caso delle Dolomiti, è separato da quello litogenetico da ben 100-150 milioni di anni. L’innalzamento delle rocce dolomitiche è tutt’ora in corso e si prevede che nel futuro ingloberanno nuovi settori di rocce sospinte dallo scontro tra le placche europea e africana; al termine di questa spinta prevarranno gli agenti esogeni tendenti ad appianare e addolcire il paesaggio montano.

Patrimonio Mondiale

Pale Di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi, Vette Feltrine
Pale Di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi, Vette Feltrine

Un’estensione di 31.666 ettari fa di questo sistema il secondo più vasto delle Dolomiti UNESCO e un’area molto variegata dal punto di vista paesaggistico e geologico. Il sistema si dispiega nel territorio delle province di Belluno e Trento ed è delimitato a sud-est dalla Valle del Piave, a ovest dalla Val Cismon, a nord dalle valli del Trevignolo, del Biois e dalla Valle Agordina e a nord-est dalla Val Zoldana. Partendo da sud si incontrano le Vette Feltrine (la cima più alta è il Monte Pavione, 2.335 m), quindi il gruppo del Cimonega-Erera Brendol. Risalendo verso nord ecco i Monti del Sole, dominati dal Piz de Mezzodì (2.240 m), e il gruppo della Schiara (2.565 m) e del Talvena (2.542 m), con lo splendido sperone di roccia della Gusela del Vescovà. Dopo il Monte Pizzocco sbucano i gruppi della Civetta (3.220 m) e della Moiazza, con le torri Moiazza Sud (2.878 m) e Moiazza Nord (2.865 m). Finalmente, le Pale di San Martino, con il Monte Mulaz (2.906 m), la Cima dei Bureloni (3.130 m), il Cimon della Pala (3.184 m), la Pala di San Martino (2.982 m), la Fradusta (2.939 m), la cima della Vezzana (3.192 m) e il Sass Maor (2.814 m). Le propaggini orientali del sistema comprendono le Pale di San Lucano, il Monte Agner (2.872 m) ed il Burel (2.281 m). Il paesaggio di questo sistema è estramamente ricco. Se nella parte meridionale lo scenario è aspro, caratterizzato da valli profondamente incise e da pareti strapiombanti, nella parte settentrionale il paesaggio naturale si fa più articolato e varia dalle praterie dei pascoli alpini alle nude rocce. In questo sistema si trovano alcune delle pareti più affascinanti e famose dell’alpinismo mondiale.

Patrimonio Mondiale

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