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Al centro dell'Umbria, su una propaggine del monte Serano, si erge Trevi, antico borgo dall'etimo incerto, già noto a Plinio il Vecchio: è proprio nei suoi scritti che compare come Trebiae, nome che potrebbe riferirsi alla dea Diana conosciuta come "Trivia" o più semplicemente derivare da treb-, radice umbra di parole quali "casa" o "costruzione". Nata in età romana dall'unione tra la fortificazione in collina e la civitas in pianura, dal III secolo a.C., Trevi acquista rilevanza grazie al processo di romanizzazione e alla costruzione del diverticulum della Via Flaminia che, implicando la bonifica della valle, permette lo sviluppo delle ville di campagna lungo il percorso sacro del Clitunno. Ma nel VI secolo la valle torna a impaludarsi, il sistema fluviale Clitunno-Tevere diviene innavigabile e in conseguenza della caduta del dominio romano la civitas viene abbandonata, la collina si ripopola e diventa prima gastaldo dei Longobardi, poi Comune, conquistato e saccheggiato da Spoleto e in seguito funestato dal vicariato dei Trinci di Foligno. Con la fine della signoria folignate Trevi acquista una sua autonomia che la porta a stringere solidi rapporti con Roma e il papato. Sono questi gli anni del rinnovamento della città con la costruzione di grandi palazzi legati alle nobiltà che trova risorse nello scambio commerciale con Roma grazie al suo pregiato olio d'oliva, divenendo l'importante centro commerciale chiamato Porto secco. Nel Settecento, acquisito il titolo di città grazie a Papa Pio VI, seguirà le sorti del Papato fino all'Unità d'Italia. Trevi si sviluppa in cerchi concentrici all'interno di una forma conica che asseconda la conformazione delle colline, incantando lo sguardo di viandanti e scrittori come Leopardi. Cuore del centro storico è Piazza Mazzini, che fa angolo col Palazzo comunale e la sua Torre civica del XIV secolo. Proseguendo a fianco di Palazzo Valenti di Rivosecco, si arriva al Convento di San Francesco, oggi adibito a complesso museale che ospita opere del Pinturicchio, Spagna, Turchi e il Museo della Civiltà dell'Ulivo con le sue narrazioni sulla coltivazione delle olive e produzione d'olio. La Chiesa di San Francesco del 1288, raro esempio di architettura degli ordini mendicanti, conserva una croce su tavola d'ispirazione giottesca dei primi anni del XIV secolo, opera del Maestro del Crocifisso di Trevi; incredibile è il suono di uno degli organi più antichi d'Italia datato 1514. Proseguendo in Via San Francesco, e addentrandosi salendo per i vicoli di Trevi fra case medievali e palazzi nobiliari, si giunge in cima al colle dove è la cattedrale di Sant'Emiliano, ricostruita nel XIX secolo ad opera del Carimini, conserva le absidi romaniche della primitiva chiesa dedicata al santo proveniente dall'Armenia. All'interno è il monumentale altare del Sacramento, scolpito da Rocco di Tommaso da Vicenza. Di fronte la facciata della chiesa Palazzo Lucarini Contemporary, scendendo a destra per via Dogali, edifici medievali fiancheggiano l'antica strada di accesso alla città con il suo Arco del Mostaccio. Da qui si arriva, senza trascurare una visita all'ottocentesco teatro Clitunno ancora ottimamente conservato e impreziosito da un sipario dipinto da Domenico Bruschi, a Piazza Garibaldi, un tempo sede di importanti mercati di bestiame. Da Villa Fabri, dei primi anni del XVII secolo, parte la passeggiata di Viale Ciuffelli, ombreggiata da alberi secolari, ponte tra il centro e il Convento francescano di San Martino, dove si trova la cappella di San Girolamo affrescata dallo Spagna. Scendendo verso la statale SS.3 Flaminia, si incontra il rinascimentale Santuario della Madonna delle Lagrime - così chiamato per lacrimazione di un dipinto raffigurante la Madonna - che conserva i monumenti sepolcrali della famiglia Valenti e L'Adorazione dei Re Magi con i Santi Pietro e Paolo (1521), una delle ultime opere del Perugino. La natura di Trevi offre molte opportunità: passeggiate alla scoperta delle erbe selvatiche, biking, birdwatching, equitazione e visite alle Fonti del Clitunno, alimentate da sorgenti sotterranee, un vero gioiello naturalistico.
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Al centro dell'Umbria, su una propaggine del monte Serano, si erge Trevi, antico borgo dall'etimo incerto, già noto a Plinio il Vecchio: è proprio nei suoi scritti che compare come Trebiae, nome che potrebbe riferirsi alla dea Diana conosciuta come "Trivia" o più semplicemente derivare da treb-, radice umbra di parole quali "casa" o "costruzione". Nata in età romana dall'unione tra la fortificazione in collina e la civitas in pianura, dal III secolo a.C., Trevi acquista rilevanza grazie al processo di romanizzazione e alla costruzione del diverticulum della Via Flaminia che, implicando la bonifica della valle, permette lo sviluppo delle ville di campagna lungo il percorso sacro del Clitunno. Ma nel VI secolo la valle torna a impaludarsi, il sistema fluviale Clitunno-Tevere diviene innavigabile e in conseguenza della caduta del dominio romano la civitas viene abbandonata, la collina si ripopola e diventa prima gastaldo dei Longobardi, poi Comune, conquistato e saccheggiato da Spoleto e in seguito funestato dal vicariato dei Trinci di Foligno. Con la fine della signoria folignate Trevi acquista una sua autonomia che la porta a stringere solidi rapporti con Roma e il papato. Sono questi gli anni del rinnovamento della città con la costruzione di grandi palazzi legati alle nobiltà che trova risorse nello scambio commerciale con Roma grazie al suo pregiato olio d'oliva, divenendo l'importante centro commerciale chiamato Porto secco. Nel Settecento, acquisito il titolo di città grazie a Papa Pio VI, seguirà le sorti del Papato fino all'Unità d'Italia. Trevi si sviluppa in cerchi concentrici all'interno di una forma conica che asseconda la conformazione delle colline, incantando lo sguardo di viandanti e scrittori come Leopardi. Cuore del centro storico è Piazza Mazzini, che fa angolo col Palazzo comunale e la sua Torre civica del XIV secolo. Proseguendo a fianco di Palazzo Valenti di Rivosecco, si arriva al Convento di San Francesco, oggi adibito a complesso museale che ospita opere del Pinturicchio, Spagna, Turchi e il Museo della Civiltà dell'Ulivo con le sue narrazioni sulla coltivazione delle olive e produzione d'olio. La Chiesa di San Francesco del 1288, raro esempio di architettura degli ordini mendicanti, conserva una croce su tavola d'ispirazione giottesca dei primi anni del XIV secolo, opera del Maestro del Crocifisso di Trevi; incredibile è il suono di uno degli organi più antichi d'Italia datato 1514. Proseguendo in Via San Francesco, e addentrandosi salendo per i vicoli di Trevi fra case medievali e palazzi nobiliari, si giunge in cima al colle dove è la cattedrale di Sant'Emiliano, ricostruita nel XIX secolo ad opera del Carimini, conserva le absidi romaniche della primitiva chiesa dedicata al santo proveniente dall'Armenia. All'interno è il monumentale altare del Sacramento, scolpito da Rocco di Tommaso da Vicenza. Di fronte la facciata della chiesa Palazzo Lucarini Contemporary, scendendo a destra per via Dogali, edifici medievali fiancheggiano l'antica strada di accesso alla città con il suo Arco del Mostaccio. Da qui si arriva, senza trascurare una visita all'ottocentesco teatro Clitunno ancora ottimamente conservato e impreziosito da un sipario dipinto da Domenico Bruschi, a Piazza Garibaldi, un tempo sede di importanti mercati di bestiame. Da Villa Fabri, dei primi anni del XVII secolo, parte la passeggiata di Viale Ciuffelli, ombreggiata da alberi secolari, ponte tra il centro e il Convento francescano di San Martino, dove si trova la cappella di San Girolamo affrescata dallo Spagna. Scendendo verso la statale SS.3 Flaminia, si incontra il rinascimentale Santuario della Madonna delle Lagrime - così chiamato per lacrimazione di un dipinto raffigurante la Madonna - che conserva i monumenti sepolcrali della famiglia Valenti e L'Adorazione dei Re Magi con i Santi Pietro e Paolo (1521), una delle ultime opere del Perugino. La natura di Trevi offre molte opportunità: passeggiate alla scoperta delle erbe selvatiche, biking, birdwatching, equitazione e visite alle Fonti del Clitunno, alimentate da sorgenti sotterranee, un vero gioiello naturalistico.
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