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VENOSA

 Potenza, Basilicata
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Stemma di Venosa
Alla scoperta di Venosa

Un piccolo comune dalla grande storia. È Venosa, patria di Quinto Orazio Flacco e del famoso vino Aglianico del Vulture. Le origini di Venosa si perdono nella notte dei tempi - il suo nome deriverebbe da “Venusia” - e la storia di questa località è ricca di avvenimenti, riconoscibili ancora oggi: passeggiare per le vie di Venosa, infatti, è come immergersi nella storia, in particolare nel centro storico, costellato da numerose statue, colonne e iscrizioni che rimandano al periodo romano. Il nucleo antico del comune è quasi interamente costituito da materiali recuperati dalle architetture civili e religiose romane, ed è proprio questo gioco di rimandi e intrecci, di innesti e sovrapposizioni, che costituisce il fascino di Venosa. Del castello longobardo rimane poco, mentre la mole possente del maniero aragonese, edificato a partire dal 1470 da Pirro del Balzo, veglia ancora sul borgo antico: sulla torre ovest è collocato un sole raggiante, lo stemma della famiglia. La fortezza, in seguito trasformata in dimora gentilizia – ha ospitato la corte dell'Accademia dei Rinascenti nel 1612 -, si caratterizza per la pianta quadrangolare, un profondo fossato, un cortile con loggiato in stile rinascimentale e quattro torri cilindriche ai lati. Culla di una cultura millenaria e scrigno di preziosi tesori artistici e architettonici, il comune custodisce il Parco archeologico di Venosa, nel quale si trovano ancora perfettamente conservati i resti monumentali della colonia latina di “Venusia”, la cui fondazione risalirebbe al 291 a.C. Fra i grandi edifici pubblici dell’epoca vi sono l’impianto termale, i quartieri abitativi e una domus con pregevoli mosaici. Sullo sfondo di tutto il percorso archeologico si staglia la maestosa abbazia della Santissima Trinità, nella quale emergono diverse fasi costruttive, dalle origini romane - quando era una domus - fino all’epoca normanna. A pochi passi dall’abbazia sorge il grande anfiteatro di forma ellittica e su tre diversi livelli. Fra i simboli di Venosa spicca anche l’abitazione dove nacque e trascorse la sua adolescenza il grande poeta latino Quinto Orazio Flacco, indicata dalla letteratura locale come “Casa di Orazio”, anche se nel 1935 studiosi e archeologi la identificarono come parte di un complesso termale. Si tratta di una struttura costituita da ambienti termali di una casa patrizia, composti da una sala rotonda che costituiva il calidarium e da un attiguo vano rettangolare. La facciata, invece, mostra tratti di strutture romane rivestite di mattoni.

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Stemma di Venosa
Alla scoperta di
Venosa

Un piccolo comune dalla grande storia. È Venosa, patria di Quinto Orazio Flacco e del famoso vino Aglianico del Vulture. Le origini di Venosa si perdono nella notte dei tempi - il suo nome deriverebbe da “Venusia” - e la storia di questa località è ricca di avvenimenti, riconoscibili ancora oggi: passeggiare per le vie di Venosa, infatti, è come immergersi nella storia, in particolare nel centro storico, costellato da numerose statue, colonne e iscrizioni che rimandano al periodo romano. Il nucleo antico del comune è quasi interamente costituito da materiali recuperati dalle architetture civili e religiose romane, ed è proprio questo gioco di rimandi e intrecci, di innesti e sovrapposizioni, che costituisce il fascino di Venosa. Del castello longobardo rimane poco, mentre la mole possente del maniero aragonese, edificato a partire dal 1470 da Pirro del Balzo, veglia ancora sul borgo antico: sulla torre ovest è collocato un sole raggiante, lo stemma della famiglia. La fortezza, in seguito trasformata in dimora gentilizia – ha ospitato la corte dell'Accademia dei Rinascenti nel 1612 -, si caratterizza per la pianta quadrangolare, un profondo fossato, un cortile con loggiato in stile rinascimentale e quattro torri cilindriche ai lati. Culla di una cultura millenaria e scrigno di preziosi tesori artistici e architettonici, il comune custodisce il Parco archeologico di Venosa, nel quale si trovano ancora perfettamente conservati i resti monumentali della colonia latina di “Venusia”, la cui fondazione risalirebbe al 291 a.C. Fra i grandi edifici pubblici dell’epoca vi sono l’impianto termale, i quartieri abitativi e una domus con pregevoli mosaici. Sullo sfondo di tutto il percorso archeologico si staglia la maestosa abbazia della Santissima Trinità, nella quale emergono diverse fasi costruttive, dalle origini romane - quando era una domus - fino all’epoca normanna. A pochi passi dall’abbazia sorge il grande anfiteatro di forma ellittica e su tre diversi livelli. Fra i simboli di Venosa spicca anche l’abitazione dove nacque e trascorse la sua adolescenza il grande poeta latino Quinto Orazio Flacco, indicata dalla letteratura locale come “Casa di Orazio”, anche se nel 1935 studiosi e archeologi la identificarono come parte di un complesso termale. Si tratta di una struttura costituita da ambienti termali di una casa patrizia, composti da una sala rotonda che costituiva il calidarium e da un attiguo vano rettangolare. La facciata, invece, mostra tratti di strutture romane rivestite di mattoni.

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Informazioni su Venosa

Regione

Basilicata

Provincia

Potenza (PZ)

Abitanti

11346

Altitudine

m. 415 s.l.m.

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Punti di interesse

Complesso Della Santissima Trinità
Complesso Della Santissima Trinità

Il complesso della Santissima Trinità è tra i più noti siti monumentali di Venosa, la cui importanza si deve al fatto che nell'abbazia conserva la stratificazione di tracce ereditate per lo più da Romani, Longobardi e Normanni. La struttura si forma della chiesa antica (o chiesa vecchia), a cui dà accesso l'entrata principale, e della chiesa Incompiuta (o chiesa Nuova), la cui costruzione non fu mai portata a termine. È riconosciuto monumento nazionale con regio decreto dal 20 novembre 1897. Vi è controversia sulla data di fondazione, ma gli studi più recenti riprendono le teorie di Daniel Bertaux: l'Abbazia (che inizialmente comprendeva solo la Chiesa Antica) venne innalzata dai Benedettini prima della venuta dei Normanni. Il nucleo originario è costituito da una Basilica Paleocristiana sorta tra il V ed il VI secolo, ove in precedenza vi era un tempio pagano dedicato a Imene. Nel 1059, venne consacrata da papa Niccolò II. Nello stesso anno Roberto il Guiscardo volle rendere la Chiesa il sacrario degli Altavilla e fece portare, all'interno, le salme dei suoi fratelli Guglielmo "Braccio di Ferro", Umfredo e Drogone (successivamente verrà anche lui sepolto qui).

Monumento Nazionale


Casa Di Orazio
Casa Di Orazio

La costruzione risale al I secolo a.C., (probabilmente nel 43 a.C.), periodo in cui, a causa di una forte deduzione di coloni in Venusia, vi si sviluppò un’intensa attività edilizia. La letteratura locale la indica come “Casa di Orazio”, anche se nel 1935 studiosi e archeologi la identificarono come parte di un complesso termale, che all’origine doveva essere certamente molto più vasto. Essa è composta di due vani: uno a pianta circolare coperto e l'altro a pianta rettangolare mancante di copertura. Il paramento murario esterno mostra resti di opus reticulatum e opus latericium. Sotto il selciato della stradina che conduce al fabbricato, venne alla luce una pavimentazione a mosaico raffigurante un mitologico mostro marino. Al di là del suo valore architettonico, sulla “Casa di Orazio" c’è da dire che, nella sua veste di dimora del grande poeta, essa esercita l'importante ruolo di custode della memoria storica dei venosini e promana una suggestione particolare che gli proviene direttamente dal nome del presunto proprietario.

Domus Romana


Santuario Di San Donato
Santuario Di San Donato

La chiesa nasce probabilmente su una costruzione più antica, che il pontefice Eugenio III cita nella bolla del 1152 indirizzata al vescovo di Rapolla Ruggero. Monumento nazionale, chiamato anche la «piccola Assisi lucana», contiene una semplice facciata, impreziosita dal bel portale del XVII secolo. L'interno a navata unica, è diviso in quattro piloni che definiscono tre campate coperte da volte a crociera, a sesto rialzato. L'interessante ciclo pittorico rappresenta la Bibbia a partire dalla Resurrezione. Questi affreschi sono noti come la «Bibbia di Ripacandida». Sulle vele della prima campata, sono dipinti la Vita e Passione di Cristo, sulla parete di destra è rappresentato l'Inferno, in quella di sinistra è dipinto il Paradiso con il Cristo in trono circondato dagli Angeli, nella seconda e terza campata, si sviluppano i temi tratti dalla Genesi, che raffigurano Dio che separa la luce dalle tenebre, la creazione della terra, della luce, delle piante e delle stagioni, la creazione della donna, il peccato originale, il sacrificio di Caino e Abele. Troviamo quindi tre interessanti cicli di affreschi: il ciclo della Genesi, il ciclo Cristologico, il ciclo dei santi. Il ciclo cristologico dovuto ad Antonello Palumbo di Chiaromonte sul Sinni, il ciclo della Genesi e Santi, dovuto a Nicola da Novi, fa parte di questo ciclo il capolavoro San Francesco che riceve le stimmate. All'interno è conservato un organo, uno splendido altare barocco, ed un dipinto raffigurante il Martirio di santa Giulia di Paolo De Matteis. Il santuario, uno dei più famosi della Basilicata, è gemellato con la basilica di San Francesco in Assisi e ha ricevuto in dono una reliquia del corpo del santo patrono d'Italia.

Monumento Nazionale


Ipogei Lagrasta
Ipogei Lagrasta

I tre ipogei, ovvero Lagrasta I-II-III, che costituiscono il complesso, sono orientati in senso E-O e scavati totalmente nel banco tufaceo: l’ipogeo Lagrasta I è composto da cinque gruppi di ambienti, con un totale di nove vani, i quali si biforcano da un dromos inclinato, dando vita ad una pianta a croce latina; l'ipogeo Lagrasta II consta, invece, di due camere in asse, al fondo della rampa di un dromos, e di un ambiente che vi si apre a sinistra; l'ipogeo Lagrasta III, infine, è costituito da un dromos inclinato con un unico vano in asse, e di un secondo ricavato nella parete destra del corridoio d'accesso.

Ipogeo

Cattedrale Di San Gerardo
Cattedrale Di San Gerardo

Ogni anno, il 30 maggio, si celebra la festa patronale della città di Potenza, in questa occasione si svolge una processione in onore di San Gerardo. La statua del santo attraversa la città, fino al tempietto di San Gerardo, per essere poi condotta nuovamente all'interno del Duomo, per celebrare la santa messa. La cattedrale di San Gerardo della Porta, è il maggiore luogo di culto cittadino, intitolato al patrono di Potenza e situato in largo Duomo, nel punto più alto dell'abitato. Il complesso risale al XIII secolo, ma un'iscrizione romana del I secolo d.C., presente all'interno fa supporre che la cattedrale sia stata edificata su una struttura preesistente di epoca romana. L'edificio è preceduto da una scalinata semicircolare, presenta una facciata a due spioventi, su cui spiccano lesene con capitelli ionici, unite attraverso un cornicione, su cui si stagliano altre due lesene in pietra squadrata che sostengono un altro cornicione. Sulla sommità è posto un timpano, con al centro un rosone di età romanica. La cattedrale è definita da una pianta a croce latina, internamente lo spazio è articolato in un'unica navata, coperta da un soffitto costituito da volte a botte lunettata, impreziosite dagli affreschi di Mario Prayer, realizzati nel 1933-34. Nel transetto destro è conservato un sarcofago di età romana contenente le spoglie di San Gerardo e una statua quattrocentesca in legno, alta quasi due metri. Al di sotto della zona absidale è stata rinvenuta una cripta, databile al IV-VI sec. d.C., in cui sono conservati i resti di una pavimentazione musiva policroma. L'incrocio fra la navata e il transetto è dominato da un'elegante cupola emisferica, ornata da diversi affreschi, i pennacchi sono decorati con le figure degli evangelisti. Esternamente la cupola presenta una forma ottagonale. Sul fianco destro della cattedrale s'innalza un campanile quadrangolare, che si sviluppa su quattro piani, con cinque ordini di finestre ed è sormontato da una cuspide piramidale.

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