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CANTERANO

 Roma, Lazio
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Stemma di Canterano
Alla scoperta di Canterano

Appoggiato su uno sperone di roccia dei Monti Ruffi a una sessantina di chilometri dalla capitale, Canterano è un museo d’arte a cielo aperto. Uno scrigno di bellezza dal volto antico che domina la valle dell'Aniene e con tre ipotesi per il suo toponimo: la prima lo collega al presunto fondatore, il barone Giovanni di Camorano; la seconda al latino “Cantorianum,” poiché il territorio era affidato a "cantori di chiesa", dignitari capitolari che insegnavano a leggere e a cantare; la terza, invece, risale a origini pelasgiche con la fusione tra il sostantivo” Kan” - capostipite della popolazione pelasgica - e “terapne”, abitazione: "dimora di Kan", quindi. Due asce neolitiche, sette asce di bronzo scoperte in un magazzino – conservate a Roma nel Museo Pigorini -, i resti di mura poligonali e lapidi romane testimoniano le antichissime origini di Canterano e la sua rilevanza: un comune importante per la posizione strategica di controllo sulla Valle dell’Aniene, che ancora oggi conserva tracce dell’interessante susseguirsi delle sue vicende storiche. Canterano conserva l'assetto architettonico medievale con abitazioni strette attorno alla struttura difensiva principale e il suo nucleo storico si snoda in piazzette, vicoli e scorci con numerose gradinate che ne collegano i diversi livelli. Nel tempo a Canterano sono stati edificati molti edifici di culto - ancora oggi visitabili - come la chiesa di Santa Maria Assunta, costruita sulla roccia nel XVII secolo, le chiese di San Mauro Abate e San Rocco e il Santuario della Madonna degli Angeli. A onorare la Madonna degli Angeli, cui il paese è particolarmente devoto, ogni anno ad agosto si svolge la ”Festa della Madonna degli Angeli” con le confraternite che sfilano per le vie del comune, ognuna portando i propri colori e vessilli, accompagnati dalla grande statua lignea della Vergine Maria. Dalle coreografie ecclesiastiche a quelle geografiche: una particolarità che caratterizza il territorio di Canterano sono le profonde grotte sotterranee che si incontrano passeggiando nelle aree boschive limitrofe al paese e i sentieri per trovare queste spettacolari formazioni vengono indicati da muretti a secco. Gli appassionati di speleologia o i semplici amanti dell’avventura possono esplorare queste gole rocciose lungo itinerari originali e davvero insoliti.

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Stemma di Canterano
Alla scoperta di
Canterano

Appoggiato su uno sperone di roccia dei Monti Ruffi a una sessantina di chilometri dalla capitale, Canterano è un museo d’arte a cielo aperto. Uno scrigno di bellezza dal volto antico che domina la valle dell'Aniene e con tre ipotesi per il suo toponimo: la prima lo collega al presunto fondatore, il barone Giovanni di Camorano; la seconda al latino “Cantorianum,” poiché il territorio era affidato a "cantori di chiesa", dignitari capitolari che insegnavano a leggere e a cantare; la terza, invece, risale a origini pelasgiche con la fusione tra il sostantivo” Kan” - capostipite della popolazione pelasgica - e “terapne”, abitazione: "dimora di Kan", quindi. Due asce neolitiche, sette asce di bronzo scoperte in un magazzino – conservate a Roma nel Museo Pigorini -, i resti di mura poligonali e lapidi romane testimoniano le antichissime origini di Canterano e la sua rilevanza: un comune importante per la posizione strategica di controllo sulla Valle dell’Aniene, che ancora oggi conserva tracce dell’interessante susseguirsi delle sue vicende storiche. Canterano conserva l'assetto architettonico medievale con abitazioni strette attorno alla struttura difensiva principale e il suo nucleo storico si snoda in piazzette, vicoli e scorci con numerose gradinate che ne collegano i diversi livelli. Nel tempo a Canterano sono stati edificati molti edifici di culto - ancora oggi visitabili - come la chiesa di Santa Maria Assunta, costruita sulla roccia nel XVII secolo, le chiese di San Mauro Abate e San Rocco e il Santuario della Madonna degli Angeli. A onorare la Madonna degli Angeli, cui il paese è particolarmente devoto, ogni anno ad agosto si svolge la ”Festa della Madonna degli Angeli” con le confraternite che sfilano per le vie del comune, ognuna portando i propri colori e vessilli, accompagnati dalla grande statua lignea della Vergine Maria. Dalle coreografie ecclesiastiche a quelle geografiche: una particolarità che caratterizza il territorio di Canterano sono le profonde grotte sotterranee che si incontrano passeggiando nelle aree boschive limitrofe al paese e i sentieri per trovare queste spettacolari formazioni vengono indicati da muretti a secco. Gli appassionati di speleologia o i semplici amanti dell’avventura possono esplorare queste gole rocciose lungo itinerari originali e davvero insoliti.

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Informazioni su Canterano

Regione

Lazio

Provincia

Roma (RM)

Abitanti

340

Altitudine

m. 602 s.l.m.

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Punti di interesse

Ninfeo Di Bramante
Ninfeo Di Bramante

Il complesso rinascimentale chiamato Ninfeo di Bramante è una notevole architettura risalente ai primi anni del XVI secolo, attribuita al famoso architetto e pittore Donato Bramante (1444-1514), uno dei migliori uomini d’arte del Rinascimento. La grandiosità e magnificenza di questa enorme opera, che unisce le reminiscenze della classicità romana con le aspirazioni del classicismo rinascimentale, sono volte a creare un luogo suggestivo e magico, appartato sul bordo di un corso d’acqua e circondato dal verde dove il progettista ha voluto dare vita a un’armoniosa interazione tra l’uomo e la natura, testimoniando modelli di vita e di costume dell’aristocrazia rinascimentale. L’attribuzione del Ninfeo a Bramante è indiscussa, vista la presenza di elementi stilistici caratterizzanti il suo operato, quali le serliane con i 5 oculi nelle archivolte o l’estensione delle disposizioni ma anche per i singoli motivi come la profilatura di parti costruttive portanti e l’ornamento tipico a conchiglia. Si tratta infatti di motivi comuni usati nei primi decenni del ‘500 dal Bramante e dai suoi allievi.

Monumento


Villa Di Orazio
Villa Di Orazio

Quinto Orazio Flacco, il famoso poeta latino, si vide regalare, tra il 33 ed il 32 a.C,, da parte di Mecenate (che per donare una villa ad Orazio ne doveva essere un particolare estimatore), suo celebre amico (patrocinatore di artisti e letterati), una sontuosa villa nella Bassa Sabina. Orazio, durante il periodo che visse in questa villa, ne descrisse le bellezze degli ambienti che lo circondavano nelle sue opere. Nel Rinascimento si aprirono dibattiti e discussioni sul probabile luogo ove si poteva trovare la villa di Flacco. Successivamente il ritrovamento di mosaici e vestigia di mura affioranti in una ridente collina nei pressi di Licenza fece concentrare le attenzioni in loco dato che nei pressi si trovava la cascata, la stessa che, forse, al poeta richiamava il Fons Bandusiae di Venosa. La Villa sorge in un'area di 40 ettari, tra Mandela e Vicovaro, e di essa facevano parte anche un bosco, frutteti, oliveti e terreno per il pascolo. L'abitazione era a un solo piano, con le stanze disposte intorno all'atrio. Alcune di esse presentano una pavimentazione musiva con motivi geometrici in bianco e nero. Un grandioso quadriportico rettangolare con giardino centrale, sul tipo di quello della Villa dei Papiri di Ercolano, costituiva l'elemento caratterizzante di questa villa. Alla fine del I sec. d. C. la villa venne completamente ristrutturata, realizzandovi un peristilio aperto sul panorama dei monti Lucretili e trasformando in un vero e proprio impianto termale il piccolo balneum di cui era dotata.

Domus Romana


Parco Villa Gregoriana
Parco Villa Gregoriana

Parco Villa Gregoriana  è una zona naturale di notevole valore storico e paesaggistico che è situata a Tivoli, nella valle scoscesa tra la sponda destra dell'Aniene e l'antica acropoli romana. Il sito è conosciuto soprattutto per ospitare la Grande Cascata, e si può considerare un particolarissimo esempio di giardino romantico, per la sua conformazione e per la corrispondenza con il gusto dell'estetica del sublime, tanto caro ai romantici. L'intero percorso all'interno dell'area è stato recuperato dal Fondo Ambiente Italiano a partire dal 2002, ed è stato riaperto al pubblico nel 2005. Fin dall'età arcaica l'area si rivelò strategicamente importante per le comunicazioni tra i popoli pastori della Valle dell'Aniene e la piana del Tevere: il percorso della transumanza, che scendeva dall'Abruzzo lungo i tratturi che nel III secolo a.C. sarebbero divenuti la Via Valeria, procedeva lungo la riva destra dell'Aniene fino a Tivoli, dove passava sulla riva sinistra, da cui più agevolmente si poteva proseguire verso la pianura. Era qui che, a monte della grande cascata e soggetto alla sorveglianza (e ai pedaggi) dell'acropoli tiburtina, era stato costruito il primo ponte, e la nascita dell'antica Tibur in questo luogo si deve proprio alla posizione strategica del sito, uno sperone roccioso naturalmente difeso sul quale sorsero l'acropoli e l'abitato antico. Ed era così importante, questa posizione, che benché geologicamente e idrologicamente assai difficile, il territorio mostra segni di antropizzazione almeno dal II secolo a.C.: vi si conoscono infatti 12 manufatti idraulici, tra fossati, canali, chiuse e rami di acquedotto, senza contare i resti di ponti e mulini, destinati a derivare, governare e utilizzare la pressione variabile delle acque, gran parte dei quali ancora in uso o comunque accessibili.

Musei


Villa D'este
Villa D'este

Inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, la villa d’Este di Tivoli è considerata un capolavoro del Rinascimento italiano, le cui sale vennero decorate sotto la guida dei protagonisti del tardo manierismo romano come Girolamo Muziano, Livio Agresti, Durante Alberti, Federico Zuccari, Cesare Nebbia e Antonio Tempesta. Alla morte del cardinale (1572 la sistemazione era quasi completata. Dal 1605 il cardinale Alessandro d'Este diede avvio ad un nuovo programma di interventi per il restauro e la riparazione dei danni alla vegetazione e agli impianti idraulici, ma anche per creare una serie di innovazioni all'assetto del giardino e alla decorazione delle fontane. Il giardino va per di più considerato nello straordinario contesto paesaggistico, artistico e storico di Tivoli, che presenta sia i resti prestigiosi di ville antiche come Villa Adriana, sia un territorio ricco di forre , caverne e cascate, simbolo di una guerra millenaria tra pietra e acque. Le imponenti costruzioni e le terrazze sopra terrazze fanno pensare ai Giardini pensili di Babilonia, una delle meraviglie del mondo antico, mentre l’adduzione delle acque, con un acquedotto e un traforo sotto la città, rievoca la sapienza ingegneresca dei romani.

Villa

Chiesa Di San Vittorino
Chiesa Di San Vittorino

Si trova al km 88,100 della Via Salaria, nella piccola frazione San Vittorino del comune di Cittaducale, a breve distanza dalle Terme di Cotilia. È posta all?interno della Piana di San Vittorino, un territorio dove si trovano molte sorgenti mineralizzate e sono frequenti i fenomeni carsici come i sinkhole (sprofondamenti improvvisi del terreno). Già in epoca preromana i Pelasgi e i Sabini ritenevano sacro questo territorio e vi compivano sacrifici. La zona mantenne la sua sacralità anche presso i romani e in tale epoca acquisì ulteriore importanza grazie allo sfruttamento delle sorgenti nell?impianto termale di Cotilia. Al posto dell?attuale chiesa, si trovava un tempio dedicato alle ninfe dell?acqua, sorto nei pressi di una sorgente considerata sacra. L?edificazione della chiesa sui resti dell?antico tempio pagano si deve al fatto che, proprio in quel luogo, nel 96 d.C. subì il martirio San Vittorino di Amiterno. Inizialmente fu realizzata una cripta che ne ospitò i resti e solo tra il Trecento ed il Quattrocento fu edificata la chiesa vera e propria, che deve il suo aspetto attuale ai lavori di ampliamento voluti dal vescovo di Cittaducale, Pietro Paolo Quintavalle, iniziati nel 1608 e terminati nel 1613. Tuttavia, nell?Ottocento, i forti fenomeni carsici e gli eventi sismici a cui il territorio è soggetto causarono lo sprofondamento della chiesa ed il suo progressivo allagamento, che di recente si è ulteriormente accelerato a causa delle acque che scaturiscono dalla sorgente che sgorga al suo interno. Il tetto è ormai crollato, ma interessante è la facciata barocca. L?interno, a tre navate, ospitava diverse opere d?arte. Tra queste sopravvivono un bassorilievo dell?Annunciazione attribuito a Giovanni Pisano una fonte battesimale, entrambi risalenti al XIV secolo e conservati nella Cattedrale di Santa Maria del Popolo di Cittaducale e un affresco conservato al Museo Diocesano di Rieti. Per il carattere suggestivo e surreale del luogo, nel 1983, la Chiesa fu scelta dal regista russo Andrej Tarkovskij come set cinematografico per girare una scena del film d?essai Nostalghia.

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