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In un paesaggio collinare disegnato da coltivazioni di ulivi e viti si staglia Pico, sul versante settentrionale dei Monti Aurunci. Sull’origine del nome, si intrecciano mito e letteratura: secondo alcuni il comune deve il suo nome a “Picus”, mitologico primo re del Lazio generato da Saturno, mentre altri ne trovano l’origine nella volgarizzazione del celtico “Pik”, punta aguzza, forse per lo sperone su cui sorgeva il castello, fondato intorno al secolo XI da Giovanni Scinto, signore di Aquino, oggi coincidente con il centro storico della località. Di origine longobarda, il borgo compare per la prima volta in un testo scritto del 1049, nel quale è citato il maniero. Ed è proprio intorno alle mura di questa dimora storica, fatta erigere da Giovanni Scinto, che si è sviluppato il primo nucleo urbano di Pico. Nel Cinquecento il borgo è entrato a far parte del Regno di Napoli e nel 1742 il castello è stato acquistato dalle famiglie locali Conti e Landolfi. Con l’“Elegia di Pico Farnese” di Eugenio Montale il comune entra nella letteratura e proprio a Pico è nato lo scrittore Tommaso Landolfi - autore di "Racconto d’autunno” -, a cui è stato dedicato il “Parco letterario Tommaso Landolfi”. Pico, un borgo a misura d'uomo, è percorso da viuzze graziose e il centro storico si può visitare comodamente a piedi. Si entra a Pico da porta San Rocco che conduce al castello, mentre da via Landolfi si raggiunge la chiesa di Sant'Antonino e, poco più avanti, si incontra la casa natale dell’artista Tommaso Landolfi. Pico è dominato dalle rovine del castello Farnese - da cui ammirare un pregevole panorama -, e si notano alcuni torrioni sui quali svetta una torre con orologio di costruzione rinascimentale. Il centro storico - caratterizzato da strade strette, regolari, concentriche, collegate da scalinate - sorge attorno alla rocca e custodisce le chiese di S. Antonino, San Rocco, Santa Maria in Campo, S. Marina e il Santuario di Monte Leucio, del XVI secolo.
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In un paesaggio collinare disegnato da coltivazioni di ulivi e viti si staglia Pico, sul versante settentrionale dei Monti Aurunci. Sull’origine del nome, si intrecciano mito e letteratura: secondo alcuni il comune deve il suo nome a “Picus”, mitologico primo re del Lazio generato da Saturno, mentre altri ne trovano l’origine nella volgarizzazione del celtico “Pik”, punta aguzza, forse per lo sperone su cui sorgeva il castello, fondato intorno al secolo XI da Giovanni Scinto, signore di Aquino, oggi coincidente con il centro storico della località. Di origine longobarda, il borgo compare per la prima volta in un testo scritto del 1049, nel quale è citato il maniero. Ed è proprio intorno alle mura di questa dimora storica, fatta erigere da Giovanni Scinto, che si è sviluppato il primo nucleo urbano di Pico. Nel Cinquecento il borgo è entrato a far parte del Regno di Napoli e nel 1742 il castello è stato acquistato dalle famiglie locali Conti e Landolfi. Con l’“Elegia di Pico Farnese” di Eugenio Montale il comune entra nella letteratura e proprio a Pico è nato lo scrittore Tommaso Landolfi - autore di "Racconto d’autunno” -, a cui è stato dedicato il “Parco letterario Tommaso Landolfi”. Pico, un borgo a misura d'uomo, è percorso da viuzze graziose e il centro storico si può visitare comodamente a piedi. Si entra a Pico da porta San Rocco che conduce al castello, mentre da via Landolfi si raggiunge la chiesa di Sant'Antonino e, poco più avanti, si incontra la casa natale dell’artista Tommaso Landolfi. Pico è dominato dalle rovine del castello Farnese - da cui ammirare un pregevole panorama -, e si notano alcuni torrioni sui quali svetta una torre con orologio di costruzione rinascimentale. Il centro storico - caratterizzato da strade strette, regolari, concentriche, collegate da scalinate - sorge attorno alla rocca e custodisce le chiese di S. Antonino, San Rocco, Santa Maria in Campo, S. Marina e il Santuario di Monte Leucio, del XVI secolo.
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