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IMPRUNETA

 Firenze, Toscana
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Stemma di Impruneta
Alla scoperta di Impruneta

Impruneta, durante l'inverno, è da scoprire all'insegna dello slow tourism. Situato alle porte di Firenze e immerso nella campagna, Impruneta è un comune che affonda le sue radici in epoca etrusca e romana e da secoli è rinomato per la produzione di laterizi e terrecotte, il celebre cotto imprunetino, diventato nel tempo un elemento distintivo dell'architettura toscana. Il cuore pulsante della comunità è sin dal Medioevo la basilica di Santa Maria all'Impruneta: è stata fondata in stile romanico, probabilmente su luoghi di culto più remoti, nel 1060, a seguito del ritrovamento miracoloso della sacra immagine della Madonna, ancora conservata all'interno del santuario. Rimaneggiata più volte, la pieve presenta un sobrio aspetto rinascimentale - con la sola cripta dell'impianto originario - e ospita notevoli opere di Michelozzo e Luca della Robbia, mentre il museo del Tesoro di Santa Maria custodisce doni ed ex-voti dei devoti, oltre che numerosi ulteriori oggetti di arte sacra, una serie di manoscritti miniati, tessuti del Quattrocento, argenti e terrecotte. La Madonna dell'Impruneta continua a essere al centro di un profondo culto popolare, considerando anche che la chiesa è tra i più antichi santuari mariani d'Italia. Punto di incontro del comune è piazza Buondelmonti, in posizione centrale, conosciuta anche grazie a una famosa illustrazione grafica di Jacques Callot del 1620, che la ritrae in occasione della Fiera di San Luca, un antico evento legato alla celebrazione del patrono e nato nel Medioevo come mercato del bestiame per i pastori che attraversavano l'Appennino per raggiungere la Maremma. Ancora oggigiorno la Fiera di San Luca anima Impruneta nel mese di ottobre per più di una settimana, con incontri sportivi e culturali, giochi, stand gastronomici e molto altro. Memoria storica della tradizione del cotto imprunetino è invece la Fornace Agresti, un complesso di proprietà comunale risalente agli inizi del Settecento che salvaguarda oltre agli attrezzi, le strutture originarie della fornace costruita in mattoni e pietra, dove oggi si tengono concerti, mostre e degustazioni. Da non perdere è anche la Festa dell'Uva, una manifestazione che si celebra dal 1926 l'ultima domenica di settembre, con grandi carri allegorici, spettacoli, balli popolari, degustazioni e la mostra mercato del vino e dei prodotti tipici del territorio.

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Stemma di Impruneta
Alla scoperta di
Impruneta

Impruneta, durante l'inverno, è da scoprire all'insegna dello slow tourism. Situato alle porte di Firenze e immerso nella campagna, Impruneta è un comune che affonda le sue radici in epoca etrusca e romana e da secoli è rinomato per la produzione di laterizi e terrecotte, il celebre cotto imprunetino, diventato nel tempo un elemento distintivo dell'architettura toscana. Il cuore pulsante della comunità è sin dal Medioevo la basilica di Santa Maria all'Impruneta: è stata fondata in stile romanico, probabilmente su luoghi di culto più remoti, nel 1060, a seguito del ritrovamento miracoloso della sacra immagine della Madonna, ancora conservata all'interno del santuario. Rimaneggiata più volte, la pieve presenta un sobrio aspetto rinascimentale - con la sola cripta dell'impianto originario - e ospita notevoli opere di Michelozzo e Luca della Robbia, mentre il museo del Tesoro di Santa Maria custodisce doni ed ex-voti dei devoti, oltre che numerosi ulteriori oggetti di arte sacra, una serie di manoscritti miniati, tessuti del Quattrocento, argenti e terrecotte. La Madonna dell'Impruneta continua a essere al centro di un profondo culto popolare, considerando anche che la chiesa è tra i più antichi santuari mariani d'Italia. Punto di incontro del comune è piazza Buondelmonti, in posizione centrale, conosciuta anche grazie a una famosa illustrazione grafica di Jacques Callot del 1620, che la ritrae in occasione della Fiera di San Luca, un antico evento legato alla celebrazione del patrono e nato nel Medioevo come mercato del bestiame per i pastori che attraversavano l'Appennino per raggiungere la Maremma. Ancora oggigiorno la Fiera di San Luca anima Impruneta nel mese di ottobre per più di una settimana, con incontri sportivi e culturali, giochi, stand gastronomici e molto altro. Memoria storica della tradizione del cotto imprunetino è invece la Fornace Agresti, un complesso di proprietà comunale risalente agli inizi del Settecento che salvaguarda oltre agli attrezzi, le strutture originarie della fornace costruita in mattoni e pietra, dove oggi si tengono concerti, mostre e degustazioni. Da non perdere è anche la Festa dell'Uva, una manifestazione che si celebra dal 1926 l'ultima domenica di settembre, con grandi carri allegorici, spettacoli, balli popolari, degustazioni e la mostra mercato del vino e dei prodotti tipici del territorio.

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Informazioni su Impruneta

Regione

Toscana

Provincia

Firenze (FI)

Abitanti

14545

Altitudine

m. 275 s.l.m.

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Punti di interesse

Fonte Della Fata Morgana
Fonte Della Fata Morgana

La Fonte della Fata Morgana è un esiguo edificio cinquecentesco, isolato nella campagna, nelle vicinanze di Grassina. La Fonte della Fata Morgana fu costruita da Bernardo Vecchietti tra il 1573 e 1574 su una fonte che si ergeva nelle proprietà che circondavano la sua villa "Il Riposo", alle pendici del colle di Fattucchia. Raffaello Borghini la descrisse nel suo libro del 1584 intitolato Il Riposo. All'interno la fonte era ornata dalla statua marmorea della Fata Morgana a cui la fonte è dedicata, scolpita dal Giambologna. L'edificio si sviluppa a L su un'area di dimensioni limitate, costruito come una quinta teatrale con due prospetti contigui. L'ingresso e le finestre sono rifinite in pietra alberese; gli architravi hanno i timpani a conci sbozzati a rustico, simili a clave che danno alla facciata un movimento ascensionale. Sulla sinistra si trova un tabernacolo cinquecentesco in pietra serena. All'interno vi è una fontana costituita da una conca in pietra serena, sostenuta da un basamento grezzo la cui forma zoomorfa ricorda la coda di una sirena. L'acqua che tracima dal catino in pietra, cade a cascata nella vasca esagonale sottostante, al cui centro si trova il basamento in mattoni che sosteneva la statua della Fata Morgana. Ai lati della fontana, due portali simmetrici completano la scenografia. Da quello di sinistra si accede, tramite una piccola scala, al livello superiore dove esistono dei piccoli ambienti, uno dei quali era destinato a cucina. Tutto l'insieme sembra creato per stupire lo spettatore con un senso magico e fantastico espresso dagli elementi decorativi e architettonici della fonte accresciuto dal fascino della campagna circostante, che avvolge il Ninfeo in una atmosfera quasi irreale.

Fontana


Tomba Dell'arciere
Tomba Dell'arciere

La tomba presenta una camera sepolcrale perfettamente quadrata che misura 5,30 metri per lato. I muri perimetrali sono realizzati con lastre di alberese. Le due pareti di destra e di sinistra pendono per qualche decina di centimetri. La parete di fondo invece presenta un lastrone di calcare. Il pavimento, originale per circa due terzi, è impiantito a lastre di alberese. La camera, preceduta da un brevissimo dromos che significa corridoio all'aperto , è quadrata e la porta è rivolta verso Ovest. Gli stipiti della porta presentano una scanalatura usata come battente per la porta e una fessura che serviva per imperniare la porta ad essa. La tomba è priva della copertura, ma in loco sono stati ritrovati ampi resti della medesima. Per una ricostruzione ideale possiamo immaginare una copertura di tipo ellittico, del tipo a falsa-cupola, a gradoni, dal profilo interno continuo, molto diversa quindi da quella delle tombe di Castellina, di Quinto o di Comeana. Partendo all'altezza dell'architrave, le pietre di copertura erano disposte a filari regolari. Le pietre rimaste sono di taglio molto regolare e misurano 1,40 metri × 0,60 e spessi, in genere, tra gli 8 e i 15 centimetri. Gli elementi d'angolo presentano invece un taglio curvo concavo. Al momento della scoperta la tomba era già stata depredata da ignoti, ma qualcosa era sfuggito al saccheggio: alcuni vasi, come un kyathos o kantharos che presentava resti di una iscrizione alla base, due grandi ziri con i relativi coperchi. Tra gli oggetti preziosi sono stati rinvenuti: una placchetta in avorio con decorazioni di animali, una fibula in oro dalle forme di una sanguisuga che probabilmente faceva parte di una parure di cui è stato ritrovato un frammento, un frammento di fibula in argento e alcuni frammenti di ambra. Tutti questi frammenti sono serviti per poter datare con una certa precisione la tomba che dovrebbe risalire al terzo quarto del VII secolo a.C.

Necropoli


Giardino Dell’iris
Giardino Dell’iris

Appartiene alla Società italiana dell'iris, un'associazione per la conservazione di questo fiore. Annualmente viene adibito un concorso internazionale di coltivazione di iris (un fiore simile al giglio e al giaggiolo), che ha come intento quello di riuscire, grazie a incroci e combinazioni di floricoltura, ad ottenere un giglio coltivabile che abbia il colore scarlatto di quello rappresentato nello stemma di Firenze. Questo fiore cresce infatti in natura nei colori viola e bianco, mentre più raramente si ottengono altri colori, come il rosa carnicino o il giallo. La storia dello stemma nasce infatti dal ribaltamento dei colori (da bianco su sfondo rosso a rosso su sfondo bianco) che si ebbe quando furono scacciati i ghibellini dalla città nel medioevo ed i guelfi assunsero il governo cittadino. I ghibellini avevano infatti nello stemma il giglio bianco, molto diffuso nella campagna toscana, mentre i guelfi adottarono l'opposto giglio rosso, che non esisteva in natura. Nonostante gli sforzi non si è ancora riusciti ad ottenere la tonalità desiderata. Ogni anno vengono mostrati i nuovi esemplari e vengono premiate alcune caratteristiche come la robustezza, la bellezza e naturalmente il colore. Nel giardino oltre alle piante in gara dell'anno in corso, sono conservati anche tutti gli esemplari premiati negli anni passati, fin dalla prima premiazione (il cosiddetto Premio Firenze) del 1957. È aperto al pubblico solo nel mese di maggio. Si consiglia di verificare gli orari di apertura sui siti web dei musei prima della visita.

Orto Botanico


Grotta Del Buontalenti
Grotta Del Buontalenti

La grotta del Buontalenti o Grotta Grande è uno degli ambienti più pregevoli e noti del giardino di Boboli a Firenze. Fu attuata da Giorgio Vasari, che creò la parte sottostante della facciata, ma la sua edificazione si deve soprattutto a Bernardo Buontalenti, che la realizzò tra il 1583 e il 1593, su incarico di Francesco I de' Medici. La grotta artificiale è un capolavoro dell'architettura e della cultura manierista e rappresenta una singolarissima commistione tra architettura, pittura e scultura. Non a caso vi erano collocati fino al 1924 i quattro Prigioni incompiuti di Michelangelo, oggi conservati alla Galleria dell'Accademia. L'esterno della grotta preannuncia l'interno bizzarro e sorprendente. È caratterizzato da un ingresso ampio tra due colonne sormontate da architrave, con concrezioni spugnose simili a stalagmiti al di sopra dei capitelli, che sembrano essere "colate" dall'apertura a lunetta irregolare superiore, dove si trovano analoghe concrezioni simili alle stalattiti tipiche delle grotte. Ai due lati dell'entrata si trovano altrettante nicchie che contengono le statue di Cerere e Apollo di Baccio Bandinelli. All'interno opere di Bernardino Poccetti, Vincenzo de' Rossi, Giambologna.

Monumento

Giardino Delle Rose
Giardino Delle Rose

Sottostante al piazzale Michelangelo verso ovest, in viale Giuseppe Poggi, il giardino delle Rose a Firenze è un parco nella zona di Oltrarno, in passato aperto al pubblico solo per un breve periodo in primavera, ma da adesso aperto ogni giorno dell'anno (eccetto Natale e Capodanno) dalle 9 del mattino al tramonto. Fu ideato nel 1865, dallo stesso architetto del piazzale, Giuseppe Poggi su incarico del Comune di Firenze in previsione dello spostamento della capitale d'Italia da Torino. Copre circa un ettaro di terreno terrazzato dal quale si gode una splendida vista panoramica della città, racchiuso fra l'attuale viale Poggi, via di San Salvatore, e via dei Bastioni. Già appartenuto a una villetta di proprietà dei padri filippini e denominato "podere di San Francesco", venne poi spartito a terrazzamenti da Attilio Pucci che utilizzò la sua posizione e i muri di sostegno delle terrazze per dar vita ad una collezione di rose. Nel 1895 il giardino venne aperto al pubblico durante la festa delle Arti e dei Fiori che la Società di belle arti e la Società italiana di orticoltura iniziarono a tenere ogni mese di maggio. Costruito secondo il modello alla francese ha un ambiente naturale bucolico, ma allo stesso tempo razionalizzato. Di particolare interesse è l'impianto di irrigazione, formato da una cisterna posta in alto, in prossimità del piazzale, e da una conduttura che porta l'acqua fino alle numerose prese in giardino. Nel 1998, il giardino si è arricchito di uno spazio donato dall'architetto giapponese Yasuo Kitayama, un'oasi giapponese Shorai, donata a Firenze dalla città gemellata di Kyōto e dal tempio Zen Kōdai-ji. Dal settembre 2011 il Giardino ospita dieci sculture in bronzo e due gessi dell'artista belga Jean-Michel Folon, grazie alla donazione fatta dalla vedova dell'artista al Comune di Firenze e all'impegno di Marilena Pasquali, presidente del centro studi Giorgio Morandi che già curò e realizzò la grande mostra di Folon al forte di Belvedere nel 2005.

Giardino Storico

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